Le sezioni della mostra

La mostra si articola in quattro sezioni.

Sezione prima - I Macchiaioli:

all’origine dell’identità culturale del territorio Fino al 1860 Castiglioncello fu un luogo solitario alle porte della Maremma; fu Diego Martelli ad avviare una vera e propria colonizzazione di quella terra di primitiva e intatta bellezza, trasformandola nel principale teatro operativo dei Macchiaioli, e questo territorio divenne per loro, prima ancora che un luogo geografico, una sorta di “paesaggio morale” capace di incarnare nella sua purezza i valori risorgimentali della nascente Italia.

Quando il critico fiorentino lasciò definitivamente il territorio di Rosignano, nel 1889, molti degli abituali frequentatori di Castiglioncello ebbero la sensazione di un cambiamento epocale, sensazione perfettamente evocata da Vincenzo Cabianca nella nota lettera a Martelli, ove scrive: “…I primi giorni li passammo molto malinconici, giacché mancando te, la signora Teresa e i soliti componenti la colonia di bagnanti, più sparita la tua casa anzi rinchiusa sotto quel gran casone che sta costruendo il signor Patrone, a noi pareva Castiglioncello cosa morta”.

Sono esposte in questa sezione opere di Telemaco Signorini, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati, Vincenzo Cabianca, Nino Costa, Giovanni Fattori.

Sezione seconda - Lega al Gabbro, i Tommasi a Crespina, i Gioli a Fauglia, Cannicci alla Cinquantina:

Gli stretti legami di amicizia e di consuetudine che legarono alla Villa Martelli di Castiglioncello i cenacoli culturali rappresentati dalla Villa Bandini al Gabbro (ove operò Silvestro Lega), dalla villa dei Tommasi a Crespina e dalla villa Gioli a Fauglia disegnarono una sorta di tracciato geografico-culturale, perfettamente evocato dalle opere dei pittori macchiaioli e tardo macchiaioli, opere attraverso le quali si condusse l’evoluzione del linguaggio espressivo dei toscani verso il Naturalismo. Sono esposte in questa sezione dipinti realizzati al Gabbro da Silvestro Lega e opere di Francesco Gioli, Eugenio Cecconi, Angiolo e Adolfo Tommasi. Ospite della Villa Guerrazzi alla Cinquantina, Niccolò Cannicci lavorava verso il 1896 a due dei suoi più importanti dipinti “Estate” e “Gramignaie al fiume”, opere caratterizzate da una pennellata abbreviata e vibrante, in sintonia con i modi dell’impressionismo internazionale.

Sezione terza - Suggestioni artistiche internazionali nella Castiglioncello fin-de-siècle:

Corcos, Faldi e Gordigiani Nel 1889 il Barone Fausto Lazzaro Patrone, discendente di una famiglia di emigranti che aveva fatto fortuna in sud-America, acquistava le proprietà di Martelli e dava inizio alla costruzione del castello medievaleggiante, oggi noto come Castello Pasquini. Desideroso di fare di Castiglioncello una florida località turistica, Patrone contribuì a disegnare il volto della cittadina. Tra coloro che acquisirono dal Barone appezzamenti di terreno sottostando alla clausola di edificarvi una villa ci fu il ricco pittore Vittorio Corcos che, reduce dai suoi successi di ritrattista di fama internazionale, era solito trascorrere lunghi periodi di riposo a Castiglioncello. Numerosi dipinti, anche di grande dimensione e impegno, rivelano il profilo primo-novecentesco della costa e il riaffermarsi di una ritrovata saldezza formale e disegnativa, secondo il gusto imperante nei circuiti espositivi internazionali. I Corcos frequentavano a Castiglioncello la villa di Renato Fucini, non diversamente da Michele Gordigiani che a Castiglioncello possedeva la splendida dimora affacciata sul Porticciolo.

Sezione quarta - Oscar Ghiglia e Mario Puccini nella collezione di Romolo Monti:

Nel 1910 Romolo Monti conobbe il Barone Patrone ed acquistò da lui alcuni terreni in prossimità del Porticciolo. Nel 1912 edificò l’hotel Miramare e l’anno successivo conobbe Oscar Ghiglia e strinse amicizia con Mario Puccini. Nel corso del primo conflitto mondiale si rafforzò l’amicizia con Ghiglia e Monti cominciò a collezionare le opere di entrambi i pittori, nonché le sculture dell’amico Medardo Rosso. In larga parte inedita, la collezione Monti, dispersa nel corso dei decenni, viene nuovamente riunita in occasione di questa esposizione e offerta al pubblico e agli studi come una preziosa opportunità di conoscenza.